Non abbiate paura.
Della Vedova 2006
Ideazione
Italian Libertarians
parole&pensieri
Riformatori Liberali
Roxelo
Tocqueville

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Non riesco a provare sincera passione per la guerra delle cifre, per i riconteggi, corti di cassazione, interpretazioni partigiane della legge elettorale al fine di accaparrarsi seggi senatoriali indebitamente assegnati ad altre liste.
Non riesco a valutare l'utilità di un ribaltamento dei risultati elettorali, qualora ci fosse, poichè alla coalizione vincente resterebbe solo la medaglia di aver vinto una competizione che non ha definito, tuttavia, un adeguato terreno di governabilità: fermo restando una maggioranza rassicurante alla Camera, rimane il campo minato del Senato ove sembra che gli unici riarrangiamenti siano possibili all'interno della coalizione (4 seggi alla Rosa Nel Pugno a discapito dei DS, Rifondazione Comunista e Margherita, qualche seggio a Di Pietro e a qualche altra lista), con il solo risultato di una ulteriore frammentazione della maggioranza di centro sinistra in piccole rappresentanze, ciascuna delle quali rivendica il merito di aver contribuito in maniera determinante alla vittoria della coalizione (persino Bobo Craxi, trombato, nell'euforia delle prime ore ha rivendicato per sè il ruolo di "ago della bilancia" sostenuto, in altri tempi e con ben diverso spessore politico, dal padre).
Trovo anacronistico e irrituale l'idea di un governo a larghe intese che non rappresenta nemmeno in parte la realtà politica italiana. Se c'è un merito che Berlusconi possa vantare e che la Storia, sono sicuro, gli riconoscerà, è quello di aver catalizzato una coscienza partecipativa degli italiani al gioco democratico, promovuendo in essi un senso di appartenenza che, nella prassi, si traduce in un bipolarismo di fatto che naviga al di sopra delle leggi elettorali, talora scavalcandole: insomma una forma avanzata di democrazia che , tuttavia, degenera quando diventa propedeutica al disconoscimento e delegittimazione dell'avversario.
Il nostro è un Paese complicato, in una fase storica ed economica di intensa fibrillazione, e il solo pensare ad alchimie innaturali, a pasticci istituzionali, come può essere un governo dalla maggioranza asfittica o, peggio, uno trasversale che naviga sottocosta, mette i brividi. Si tratterebbe di un commissariamento in grado di attendere all'ordinaria amministrazione senza potersi spingere, pena la decadenza, sulle strade delle riforme strutturali che diano al sistema nuovi ed energici impulsi sulla via della competitività internazionale.
Credo improponibile, allo stato attuale, pensare a nuove elezioni che, con la stessa legge in vigore, rischierebbero di portare alla medesima situazione di stallo. Accanto ad un governo di natura squisitamente tecnica, di durata brevissima, le forze politiche dovrebbero lavorare per una riforma elettorale che possa consentire alla coalizione vincente una maggioranza chiara e stabile.
Vi è, in questi giorni, tutto un fiorire di proposte di riforma elettorale. Molto interessante è quella avanzata dal costituzionalista Giovanni Guzzetta che propone un premio di maggioranza da assegnarsi non alla coalizione vincente bensì al partito che abbia ottenuto il maggior numero di consensi elettorali: si favorirebbe così quel processo di aggregazione come viatico di un bipartitismo all'americana. A mio parere è degna di considerazione anche quanto illustrato da Sergio Romano che rivaluta la riforma del Titolo Quinto della Costituzione nella parte che assegna al Presidente del consiglio un maggior peso decisionale, sganciandolo discretamente dalle bizzarrie della coalizione che lo sostiene.
Ritengo che si debba viaggiare, e con speditezza, su questi binari evitando le fermate alle stazioni di campagna: il tempo è l'unico lusso che non possiamo permetterci.